Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani
Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani
FNOVI è Farmaco Veterinario Normative Sanitarie Concorsi Convegni e Corsi Links La rivista on-line


La rivista on-line


SERVIZIO DI ASSISTENZA TOSSICOLOGICA VETERINARIA:
ANALISI RETROSPETTIVA DELLE CHIAMATE REGISTRATE
NEL PERIODO 1996-2003


Alessandra Giuliano Albo (1), Federica Gusson (2), Carlo Scotti (3), Carlo Nebbia (2),

(1) Borsista della Nestlé Purina PetCare Italia S.p.A;
(2) Università di Torino, Dipartimento di Patologia Animale, Sezione di Farmacologia e Tossicologia;
(3) Responsabile del Servizio di Assistenza Tossicologica Veterinaria.



INTRODUZIONE

Il Servizio di Assistenza Tossicologica Veterinaria (SATV) è sorto a Torino nel maggio del 1996 su iniziativa della Società Culturale Italiana Veterinari Animali da Compagnia (SCIVAC) con la collaborazione di alcuni docenti del Dipartimento di Patologia Animale dell’Università di Torino.
Il SATV è gestito interamente da Medici Veterinari e offre consulenza telefonica gratuita (011 2470194) 24 ore su 24 esclusivamente ai Colleghi della pratica che si trovino ad affrontare emergenze di carattere tossicologico nel cane e nel gatto. Recentemente è stato messo a punto un nuovo software di gestione strutturato in due distinti database, uno specifico per i principi attivi e l’altro per l’archiviazione delle chiamate telefoniche.
Le schede tossicologiche dei principi attivi vengono compilate e continuamente aggiornate dal personale della Sezione di Farmacologia e Tossicologia del Dipartimento di Patologia Animale di Torino e contengono informazioni riguardanti il composto (classe, sottoclasse, sinonimi, nomi commerciali, caratteristiche chimico-fisiche e impiego) e la sua tossicità (dosi letali, meccanismo d’azione, sintomatologia, reperti necroscopici e terapia). L’archiviazione delle chiamate telefoniche avviene su schede compilate dall’operatore al momento della richiesta dell’assistenza: i dati introdotti circa la provenienza della chiamata (provincia e regione), l’animale intossicato (specie, razza, sesso, età e ambiente di vita), il principio attivo e la tossicosi (modalità di intossicazione, sintomatologia, eventuali rilievi anatomo-patologici) vengono elaborati direttamente su un foglio elettronico ed espressi in combinazioni diverse a seconda dei parametri prescelti (specie e numero di chiamate, specie e principio attivo, specie e ambiente di vita, e così via).
In questo articolo verranno esposti e discussi i dati relativi le chiamate archiviate dal SATV dal momento della sua istituzione a maggio dell’anno corrente.


RISULTATI

I dati raccolti sinora (3497 chiamate) confermano in larga misura quanto osservato dopo il primo biennio di attività del SATV (Nebbia et al., 1998). La maggior parte delle chiamate archiviate proviene dal Nord Italia (66%), soprattutto dalla Lombardia (20%) e dal Piemonte (18%), mentre le chiamate provenienti dal Centro (23%) e dal Sud (11%) si mantengono numericamente inferiori. Il cane si conferma più esposto al rischio di tossicosi esogene (79% delle chiamate) rispetto al gatto (restante 21%). Invariati percentualmente anche i dati relativi all’ambiente di vita: per entrambe le specie la maggior parte delle intossicazioni è infatti avvenuto in ambiente urbano (55% nel cane e 69% nel gatto).
Le classi di xenobiotici causa di intossicazione sono illustrate in Figura 1.
La classe dei farmaci è la più rappresentata nel cane (23%) e ancor più nel gatto (36%) (Tavola 1). All’interno di tale gruppo di xenobiotici, gli antiparassitari si collocano al primo posto in entrambe le specie (64% nel cane e 79% nel gatto). Nel cane si osservano però interessanti variazioni circa l’incidenza di alcuni gruppi di composti: rispetto al 1998, sono infatti aumentate in percentuale le chiamate riferite ai composti organofosforici (fra cui citiamo il Chlorpyriphos), al Fipronil e all’Ivermectina.
Appaiono invece drasticamente ridotte le tossicosi generate da carbamati (9% delle chiamate contro il 30% osservato nel 1998). Nel gatto la situazione appare sostanzialmente invariata: il 50% delle intossicazioni da antiparassitari continua ad essere sostenuta dal gruppo piretrine-piretroidi mentre per la restante parte si è osservato un incremento delle tossicosi da organofosforici.
Di notevole interesse appaiono anche i casi d’intossicazione riferiti al Fipronil, molecola generalmente ben tollerata ma che, se somministrata a cuccioli (di età inferiore ai tre mesi), può determinare l’insorgenza di una sintomatologia nervosa caratterizzata da crisi convulsive, tremori muscolari e scialorrea. Poco rilevante in entrambe le specie la percentuale relativa agli antinfiammatori non steroidei (10% nel cane e 7% nel gatto): i composti più coinvolti sono l’ibuprofene per il cane e il paracetamolo e l’aspirina per il gatto. Di un certo valore epidemiologico nell’ambito della specie canina restano le chiamate relative al consumo accidentale di contraccettivi orali e di stupefacenti.
Al secondo posto in entrambe le specie per numero di chiamate archiviate si colloca la classe della miscellanea (Tavola 2). Anche relativamente a tale classe non si riscontrano importanti variazioni. Il consumo accidentale di prodotti per la casa, quali detersivi, candeggianti e disinfettanti, continua a rappresentare una della principali cause di intossicazione sia nel cane sia nel gatto (rispettivamente pari al 21% e al 27%).
In particolare si è registrato in entrambe le specie un incremento significativo delle intossicazioni da ipoclorito da sodio (candeggina) (50%). Di tutto rilievo nel cane è la percentuale di chiamate relative alle zootossine (19%) delle quali più della metà riferita a casi di tossicosi conseguenti al morso di vipera. Nel gatto invece, un considerevole numero di casi è riconducibile all’ingestione di idrocarburi (23% delle chiamate), in particolare, di gasolio (20 chiamate).
I fitofarmaci (Tavola 3) rappresentano un’altra importante fonte di intossicazione per i carnivori domestici, occupando il terzo posto in entrambe le specie (19% delle chiamate nel cane e 14% nel gatto). Nell’ambito di tale classe, la distribuzione delle sottoclassi mantiene l’andamento osservato nel 1998: gli insetticidi sono i composti maggiormente implicati (40% nel cane e 55% nel gatto) e fra questi, per la specie canina si annoverano i carbamati, gli organoclorurati (dei quali il 50% rappresentato dall’Endosulfan)
e gli organofosforici, fra i quali il Diazinon. Relativamente ai carbamati è d’obbligo menzionare le 39 chiamate riferite al Methomyl, composto “emergente”, caratterizzato da una DL50 piuttosto bassa (20 mg/Kg nel cane). Il secondo posto è occupato dai fungicidi: il 43% e il 52% di tali intossicazioni, rispettivamente nel cane e nel gatto, sono riferite al solfato di rame che, sebbene non sia dotato di elevata tossicità per i carnivori, è responsabile di un discreto numero di intossicazioni per l’ampio utilizzo che ne viene fatto in agricoltura.
Fra gli erbicidi si mantiene costante in entrambe le specie la percentuale di chiamate per Paraquat e Glifosato. Per quanto riguarda quest’ultimo, rimane tuttora da chiarire se la tossicità sia correlata al principio attivo o piuttosto ai coformulanti utilizzati nelle preparazioni commerciali fra cui il poliossietilene, che possiede azione irritante (Burgat et al., 1998).
L’annoso problema dell’impiego doloso dei rodenticidi (Tavola 4) è confermato dalla sempre elevata percentuale nel cane (19%). Per entrambe le specie i composti più numerosi sono i rodenticidi anticoagulanti, soprattutto quelli di “seconda generazione” (primi fra tutti Bromadiolone e Brodifacoum) che, come ben noto, sono caratterizzati da una maggior tossicità e per i quali è sufficiente un’unica esposizione per determinare un’intossicazione spesso letale (Petrus & Hanik, 1999). Nonostante l’incidenza di tale classe nel gatto appaia inferiore (5%), in tale specie le chiamate relative ai principi attivi anticoagulanti di “seconda generazione” sono percentualmente raddoppiate rispetto al 1998. Per contro sono diminuite in entrambe le specie, sebbene in modo lieve, le segnalazioni di intossicazioni da fosfuro di zinco e da stricnina.
Nel cane rimane di notevole importanza la classe dei molluschicidi (Tavola 5), costituita soltanto da due principi attivi, la Metaldeide e il Methiocarb, che risultano tra i più frequenti agenti di intossicazione in questa specie poiché dotati di notevole tossicità (Richardson et al., 2003). La Metaldeide è infatti la sostanza per la quale sono state registrate il maggior numero di chiamate nella specie canina (183) ed un numero rilevante di casi di intossicazione ha riguardato anche il Methiocarb (103).
Questa classe appare invece di minor interesse per la specie felina (3% sul totale delle chiamate). Contrariamente a quanto osservato per i molluschicidi, per ciò che concerne le fitotossicosi i gatti appaiono maggiormente coinvolti (11%) dei cani (5%). Nella maggior parte dei casi (70%) i nostri felini si intossicano ingerendo foglie e fiori di piante da appartamento (in particolare Euphorbia pulcherrima o Stella di Natale e Ficus spp). Di contro nel cane le intossicazioni da vegetali sembrano generalmente causate dalle piante selvatiche (60%) o dall’ingestione di tabacco (Nicotiana tabacum).
Un breve accenno infine alla classe dei metalli, che rappresenta in entrambe le specie il 4% delle chiamate. A tale proposito è opportuno segnalare nel cane l’aumento delle intossicazioni da mercurio avvenute in seguito all’ingestione accidentale di termometri. Per gli altri metalli i nostri dati confermano per entrambe le specie una maggioranza di casi relativi ai sali di piombo e al ferro.

DISCUSSIONE

La consistenza numerica delle chiamate raccolte dal SATV in questi primi sette anni di servizio appare relativamente inferiore rispetto a quella raggiunta da analoghi centri stranieri (ad es. il CNITV francese). Questo è in parte sicuramente dovuto al fatto che il SATV è utilizzabile soltanto dai Medici Veterinari e opera esclusivamente nell’ambito delle tossicosi dei carnivori domestici. E’ importante però segnalare che nel solo ultimo anno (maggio 2002-maggio 2003) il Centro ha archiviato circa 800 chiamate, ovvero più di un quinto del numero totale con un trend positivo che fa ben sperare per il futuro.
In riferimento alla valenza dei dati epidemiologici complessivi, occorre considerare che generalmente il Centro è contattato soprattutto per richiedere informazioni su casi di intossicazione da xenobiotici poco conosciuti. Questo potrebbe giustificare la bassa percentuale di casi riferiti ad intossicazioni “classiche” (es. stricnina, Paraquat, organofosforici) in rapporto a un numero di chiamate sempre più rilevante relativo a principi attivi “emergenti” quali ad esempio il Glifosato, il Methomyl e l’Endosulfan.
Ciò premesso, i dati da noi raccolti denunciano come l’uso non corretto dei farmaci in generale e degli antiparassitari esterni in particolare, rappresenti un terzo e, rispettivamente, quasi un quarto delle segnalazioni nel gatto e nel cane.
Viene inoltre ribadita la pericolosità dei fitofarmaci e di molti prodotti per la casa. Non si può infine non menzionare l’elevato numero di tossicosi sostenute dagli anticoagulanti di “seconda generazione” nel cane, circostanza che imporrebbe, a nostro avviso, l’adozione di provvedimenti restrittivi nella libera vendita delle preparazioni contenenti tali principi attivi.


La bibliografia è disponibile presso gli Autori.




ALLEGATI:
apri file TABELLE contenute nel testo
(tipo file: PDF©, dimensione:18 KB)





© IL PROGRESSO VETERINARIO info@ilprogressoveterinariofnovi.it  All rights reserved.