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home > la rivista online (numero 12/15 dicembre 2007/ anno LXII)

In poltrona

La Sacralità degli animali nell’antico Egitto


di Michele Di Gerio



Egiziani e religione


L’Antico Egitto si sviluppò lungo le rive ed il delta del Nilo fra il 3300 a.C. circa ed il 343 a.C., anno in cui perse la propria indipendenza ad opera dei Persiani. Ma la cultura egiziana continuò a vivere, sino a dissolversi completamente col dominio romano.


Ogni civiltà costruisce per se una particolare concezione della realtà, adattandola e modellandola ad esigenze ed interessi propri. Nel corso dei millenni gli egiziani si sono circondati di divinità.
Il gran numero degli edifici di culto eretti nella Valle del Nilo, sono la testimonianza di una civiltà profondamente permeata di valori religiosi. Inizialmente molte divinità erano venerate in aree geografiche circoscritte, spesso soltanto villaggi. In seguito si diffusero per tutto il territorio imperiale, mutando, in alcuni casi, la loro originaria immagine.
Nel 2400 a.C. circa il grande trattato di pace di Ramses II con gli Ittiti parla di “mille dei” dell’Egitto e di Hatti. È certamente un numero “enfatizzato”. In termini reali sono state enumerate circa ottanta divinità.
Nell’antichità usi, costumi e tradizioni egizie godevano di fama ed interesse in tutta l’area mediterranea. Plutarco, Strabone, Erodoto, Diodoro Siculo e Platone compirono una serie di viaggi in Egitto testimoniando con i loro scritti la singolarità di quella terra.
Secondo Erodoto gli Egiziani “sono straordinariamente devoti, più di tutti gli uomini”.
La gestione degli Dèi e dei templi era affidata al clero, costituito da sacerdoti e sacerdotesse. Così come a Roma, riti e culti della religione politeista risultavano finalizzati al conseguimento ed alla conservazione della “pax deorum” (“pace degli Dèi” da intendere nel senso di “pace con gli Dèi”), anche in Egitto le funzioni sacre in onore degli Dèi, avevano lo scopo di attrarre la benevolenza divina sulle vicende umane.


Animali e religione

La religione egiziana suscitò l’interesse degli studiosi occidentali molto tempo prima che si decifrassero i geroglifici (1822).
Secondo la cultura religiosa egizia l’essenza autentica di una divinità elude la comprensione sensoriale. Gli Déi si manifestavano, in parte o in toto, con aspetto umano o con figure della fauna o della flora o in attributi e simboli. Quindi, molto spesso, ad ognuno degli Dèi egiziani, era associata l’immagine di un animale. Un esemplare, scelto con particolari criteri, era considerato l’immagine vivente della divinità, il corpo nel quale aveva stabilito di “abitare” per vivere con gli uomini.
Sin dall’età più remota gli egiziani adoravano alcuni animali come immagine sacra: lo sciacallo, lo sparviero, l’ibis ed il coccodrillo. È difficile per l’osservatore moderno cogliere facilmente il legame esistente fra forma animale e corrispondente divinità.


Se abbinamenti come leone-forza o ariete-fertilità risultano evidenti, i concetti della funzione di Dio primitivo attribuiti al serpente o della capacità rigeneratrice associata allo scarabeo sono di difficile deduzione. L’origine dei culti è al di là della nostra conoscenza antropologica. Non sapremo mai come talune divinità siano venute ad associarsi a taluni animali.
Inoltre, ai nostri occhi, è impossibile comprendere alcune “grossolane contraddizioni” della religione egiziana: alcuni animali considerati sacri, venivano impiegati come forza-lavoro in vari settori o macellati e consumati; alimenti di origine animale, come uova, latte e formaggi, erano considerati commestibili e le parti rimanenti, zoccoli, corna, setole, ecc. venivano sfruttate nell’industria per la produzione di oggetti.

Il potere divino ed il potere imperiale


Amon, Ra e Ptah costituivano la cosiddetta “Triade Dinastica”.
La più celebre di esse era Amon, Dio del cielo e dei poteri celati della generazione, della fertilità maschile e della virilità: suo centro d’origine e sua dimora prediletta era Tebe. Come Dio dell’Impero egli era datore di vittorie ai faraoni guerrieri. Poteva essere raffigurato da un essere umano, da un ariete o da un’oca. L’ariete aveva il sole tra le corna ricurve. L’oca, secondo la tradizione religiosa, avrebbe deposto un uovo che avrebbe dato vita all’umanità.
Famose le sacerdotesse di Amon a Tebe.
Ad Amon seguiva Ra, rappresentato da un uomo con la testa di falco ed il sole sul capo. Era il Dio del sole e della luce.
Ogni sera scendeva nel mondo pericoloso dell’oltretomba. Lo attraversava, da ovest ad est, nelle dodici ore notturne, a bordo di una barca trainata da divinità e protetta da altre. Il serpente Apofi era il suo peggior nemico. La gerarchia religiosa egizia, dopo Ra imponeva Ptah.
Si presentava antropomorfo ma era associato al toro Apis. Era il Dio della terra e patrono dei giubilei reali. Sua moglie era feroce dea-leonessa Sekhmet.
Il Dio Horus, figlio di Osiride ed Iside, era un forte e potente falco. Secondo le più antiche tradizioni religiose, in esso si manifestava la figura del faraone che esercitava il dominio sui popoli e sul mondo.
Durante le operazioni miliari, il faraone ed i suoi eserciti erano sostenuti, oltre da Amon, anche da Montu, patrono della guerra. In origine si presentava antropomorfo con la testa di falco, armato di arco ed ascia. Successivamente venne raffigurato con la testa di toro.
Dopo la morte, gli organi interni del faraone, estratti durante le fasi della mummificazione, venivano deposti in contenitori con sostanze che inibivano i processi putrefattivi. Secondo la tradizione religiosa erano vigilati da quattro divinità: Amset aveva l’aspetto di un essere umano, le altre, Hapi, Khebehsenuf e Duamutaf, erano rispettivamente un babbuino, un falco ed uno sciacallo. Theuth o Thoth, antropomorfo con la testa di ibis, era il dio della luna.
Nel Fedro, Platone, per bocca di Socrate, fornisce precise ed attendibili informazioni sulla figura di Theuth: - Ho sentito narrare che a Naucrati d’Egitto dimorava una delle vecchie divinità del paese, il dio a cui è sacro l’uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l’inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell’astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere e dell’alfabeto. Theuth lo si associava al potente gruppo sociale degli scribi, che insieme alla casa reale ed al clero, gestiva la politica socio-economica ed i destini dell’Egitto.
Il leone era l’immagine della forza e del potere e godeva di una spiccata sacralità. Figure leonine venivano poste agli ingressi di molti templi. Secondo gli egizi, la potenza fisica e l’aggressività, rendevano il leone un efficace protettore apotropaico di luoghi che dovevano esser ben custoditi. Quindi, animale sacro custode del sacro.




Il sole e il territorio

Khepri, rappresentato da uno scarabeo, era il dio della rinascita quotidiana del sole e del rinnovamento ciclico. Ogni mattina spingeva il sole, rappresentato da Ra, dall’oltretomba sino all’orizzonte dei deserti egiziani per ridare luce e calore dopo le tenebre ed il freddo della notte.
Il calore del sole era simboleggiato dalla Dea Bastet, figlia di Ra. Si rivelava sotto le sembianze di una gatta. Agli inizi il suo principale luogo di culto era a Bubastis, nel delta orientale del Nilo, successivamente si estese a Menfi, ad Elaiopoli ed all’intero Egitto. Bastet aveva una natura amabile, selvaggia e sfuggente come quella del gatto. Ci sono giunte statue bronzee di gatti, riconducibili all’ultimo periodo della cultura egiziana.
La Dea avvoltoio Nekhebet era la patrona dell’Alto Egitto e proteggeva ed allattava il figlio del faraone erede al trono. El Koib era il suo principale luogo di culto. La protezione del Basso Egitto, invece, era affidata alla Dea cobra Ugio.
Upuaut, essere umano con la testa di lupo era il Dio delle piste del deserto.
L’antica Kom Ombo, situata sulla riva occidentale del Nilo, era il centro principale del culto di Sobek, una delle divinità più rappresentative della cultura religiosa egiziana.
Raffigurato da un essere umano con la testa di coccodrillo, era il Dio dell’acqua e delle inondazioni del Nilo.
L’economia egizia era tutta incentrata sui movimenti del Nilo e sulla regolazione dei livelli del fiume.
Gli impianti di irrigazione e di drenaggio, i canali, i dispositivi per la sollevazione delle acque rappresentavano strutture di fondamentale importanza.

La vita e la morte


Iside, dea della fertilità femminile e della maternità, era raffigurata da una vacca tra le cui corna era posto il sole. Il suo fascino ed il suo culto oltrepassarono di gran lunga i confini egiziani diffondendosi nel mondo ellenistico giungendo sino a Roma.
I risultati di molti scavi archeologici condotti nell’area mediterranea hanno dato una visione concreta della rilevanza di Iside nel periodo repubblicano ed imperiale romano. A Pompei è stato portato alla luce il tempio eretto in suo onore e le pitture che ne rappresentano il culto nella Casa di Giulia Felice, di Loreio Tiburtino ed in quella di Poppeo Abito.
Il Dio Khnum, raffigurato da un uomo con la testa di ariete o da un ariete, era considerato il creatore dell’umanità.
Utilizzava un tornio di vasaio per plasmare il corpo ed il “ka” (forza vitale) del nascituro. La città di Esna era il luogo di maggior importanza del suo culto.
Il guardiano dell’oltretomba e Dio dell’imbalsamazione era Anubi, una delle figure di primo piano della cultura del mondo antico e della cultura universale di tutti i tempi. L’iconografia religiosa egiziana lo rappresenta antropomorfo con la testa di sciacallo. Altre volte, invece, è raffigurato con la testa di cane, i cui tratti anatomici sono simili all’attuale razza Basenji.
Dava in pasto i peccatori ad Ammit, un essere mostruoso con la testa di coccodrillo, la parte anteriore di leone e quella posteriore di ippopotamo.

Gli animali nell’eternità

Nel caso morisse l’animale prediletto, cosiddetto d’affezione, era possibile imbalsamarlo. Molto spesso riceveva anche un apposito sarcofago o una stele funeraria.
Gli animali considerati sacri, incarnazione della divinità, dopo la morte, venivano imbalsamati e ricevevano una sontuosa sepoltura, con diversi sarcofagi ed un prezioso corredo di gioielli.
Nel periodo greco-greco romano venne venerato tutto il mondo animale, anche se localmente prevaleva il culto di questa o quella specie. Il numero di specie venerato era molto elevato. Il fedele aveva la possibilità di porgere alla divinità un’offerta votiva sotto forma di una statuetta di bronzo, oppure di una mummia dell’animale morto artisticamente fasciata.
Questa usanza che suscitava grande ripugnanza per i romani, era molto popolare e portò alla creazione di immensi cimiteri.
I gatti dopo la morte venivano imbalsamati, adagiati in sarcofagi dalla forma felina e deposti in camere sacre del cimitero ad essi riservato nella città di Bubastis.
Anche i coccodrilli erano sottoposti ad imbalsamazione post-mortem.
Dalle sabbie dell’Egitto sono stati riportati alla luce resti di coccodrilli mummificati. Ornati di oggetti preziosi, venivano seppelliti in barche sacre. I cani quando cessavano di vivere venivano inumati in casse di legno previa imbalsamazione. Ogni città aveva una cimitero per seppellirli.
Nella tomba della regina Her-nit, a Sakkara, del 3150 a.C. - 2925 a.C. circa, è stata portata alla luce la sepoltura di un cane imbalsamato.



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