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home > la rivista online (numero 12/15 dicembre 2007/ anno LXII)

Veterinaria Militare

L’impiego dei Piccioni viaggiatori nella Prima Guerra Mondiale

di Mario Marchisio, Giovanni Morei
Comando Logistico dell’Esercito - Dipartimento di Veterinaria



È difficile stabilire, anche approssimativamente, quali siano le origini del colombo che si perdono nella notte dei tempi.
È certo che l’utilizzo del piccione messaggero è conosciuto fin dall’antichità come suggeriscono alcune tavolette Sumere di 5000 anni fa, tuttavia nessuno storico è in grado di stabilire con esattezza quando l’uomo decise effettivamente di utilizzare questo volatile per portare messaggi, anche se esistono ulteriori testimonianze rinvenute su papiri e iscrizioni dell’antico Egitto dimostranti che l’addomesticamento risale almeno alla quinta dinastia, circa 3000 anni a.C.


Nella storia più recente dell’ottocento e del novecento, il piccione viaggiatore viene impiegato da quasi tutti gli eserciti del mondo. Tale impiego è la naturale conseguenza degli insegnamenti tratti principalmente dalla guerra Franco-Prussiana, nel 1870, e in particolare dall’assedio di Parigi.
L’esperienza dell’impiego del piccione viaggiatore maturata durante tale assedio indusse quasi tutti gli Eserciti del mondo ad adottarlo come mezzo di corrispondenza; il suo utilizzo, però, fu inizialmente molto limitato principalmente perché il mondo visse un periodo di relativa pace, durante il quale i progressi della scienza elettro-magnetica fecero dimenticare i servigi resi dall’umile viaggiatore il quale si limitò a raccogliere qualche alloro solo nelle competizioni sportive.

L’Esercito Italiano fu il primo a dimostrarne la grande utilità, impiegando il colombo nella guerra libica contro la Turchia e contro le tribù ribelli.
Nei primi anni della “Grande Guerra” quasi tutti gli eserciti facendo affidamento sui moderni mezzi di comunicazione, tennero alquanto in disparte il servizio affidato al piccione viaggiatore in quanto si riteneva utile il suo impiego soltanto nelle piazzeforti in caso di assedio.
In Italia un utilizzo esteso di questo mezzo di comunicazione si ebbe solo a partire dal 1917, lungo tutta la fronte, ad una distanza dalle prime linee tale da proteggersi appena dai tiri dei medi calibri di artiglieria.
Una fitta rete di colombaie avanzate, fisse e mobili, assicurò all’Esercito Italiano un mezzo di collegamento fra le truppe operanti in prima linea ed i comandi retrostanti.
In alcuni casi, nei momenti più gravi, si rivelò preziosissimo.
Le colombaie avanzate potevano essere fisse, in fabbricati adattabili (fienili, sottotetti, torri, ecc.) o baracche smontabili appositamente costruite, oppure potevano essere mobili.

Le colombaie mobili si suddividevano in:
- Autocolombaie: consistenti in speciali carri automobili attrezzati con dispositivi di una vera e propria colombaia avente la capacità da 90 a 100 colombi;
- Colombaie rimorchio: costituite da carri a due ruote con gomme pneumatiche. Erano attrezzate con dispositivi di colombaia ed erano capaci di contenere da 100 a 120 colombi.
La loro dislocazione avveniva a mezzo di autocarri, possibilmente leggeri, muniti dello speciale dispositivo per il rimorchio.


Colombaie avanzate fisse.
Chi riceveva i colombi all’atto del popolamento di una colombaia avanzata fissa, aveva l’obbligo durante l’operazione di “sgabbiamento” di controllare il numero esatto dei soggetti che riceveva e di assicurarsi dello stato fisico di ogni soggetto al fine di evitare l’introduzione nella nuova colombaia di soggetti portatori di malattie infettive.
Le colombaie avanzate erano sempre popolate con soggetti giovanissimi di facile adattabilità. L’addestramento dei piccioni di una colombaia avanzata richiedeva pochissimo tempo.


Colombaie mobili.

Le colombaie mobili presentavano il vantaggio di poter essere utilizzate in qualsiasi località e richiedevano tempi d’installazione più brevi rispetto alle colombaie fisse. L’utilizzazione di una colombaia mobile in una data località presentava tre casi:
1. La colombaia mobile veniva portata nella località in cui doveva essere impiegata già popolata di piccioni novelli che non erano mai usciti all’aperto, oppure veniva portata vuota e popolata con piccioni nelle stesse condizioni sopra citate;
2. La colombaia mobile era già popolata da qualche tempo ed aveva precedentemente stazionato in un’altra località dove i piccioni avevano volato all’esterno della colombaia senza però avere compiuto viaggi di addestramento;
3. La colombaia già popolata da tempo aveva stazionato in un’altra località dove i piccioni addestrati avevano prestato servizio di corrispondenza. La colombaia mobile doveva essere dislocata in posizione scoperta, in una località tranquilla, soleggiata e preferibilmente elevata, accessibile ai carriaggi e lontana da boscaglie, reti telegrafiche e telefoniche.


Allo scopo di garantire una perfetta efficienza dei piccioni viaggiatori, durante la Prima Guerra Mondiale vennero sempre scrupolosamente adottate delle misure di medicina preventiva al fine di limitare l’insorgenza di patologie mediche comuni ed infettive che potessero compromettere la salute e il servizio di questi preziosi “ausiliari della comunicazione”.
Grazie ai notevoli successi derivati dall’impiego del piccione viaggiatore durante la Prima Guerra Mondiale, il suo utilizzo continuò non solo negli anni successivi alla fine del conflitto ma anche durante la Seconda Guerra Mondiale e, al termine della stessa, fino agli inizi degli anni ‘60.


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