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home > la rivista online (numero 12/15 dicembre 2007/ anno LXII)

Da via del Tritone

Un patto tra la nostra Professione e l’Università

di Gaetano Pennocchio, Chairman
Sandro Barbacani, Massimo Castagnaro, Renato Del Savio, Aldo Grasselli, Angelo Mastrillo, Stefano Zanichelli


Mete raggiungibili

Al primo posto nell’urgenza delle riforme c’è l’Università: attualmente esiste un distacco totale tra il mondo accademico ed il mondo del lavoro, l’offerta non tiene minimamente conto della domanda.
Il pianeta delle Facoltà di Medicina Veterinaria è una Federazione di istituti che agiscono in completa autonomia l’uno dall’altro: fortunatamente alcuni rettori ed alcuni docenti cominciano a capire che così come sono oggi le Università rappresentano un mondo irreale ed autoreferenziale. All’uscita dai nostri Atenei il 70% dei laureati versa in una povertà di conoscenze professionali che sono spesso anticamera della povertà economica, per mancanza di qualità e, quindi, di competitività.
Le problematiche nascono dal fatto che manca un’indicazione perentoria sulla programmazione da parte del Ministero della Salute e del MIUR: di conseguenza, gestire il tutto con le Regioni diventa un fatto puramente politico.
Occorre, pertanto, sottoscrivere un PATTO, condiviso da tutti, che deve porsi obiettivi ambiziosi seppur realisticamente difficili:
1) la riduzione progressiva del numero delle Facoltà di medicina Veterinaria, in linea con gli altri paesi europei;
2) il numero programmato degli studenti sulla base della domanda dal mondo del lavoro;
3) nuovi criteri di finanziamento basati sui risultati conseguiti dalle Università e non sul numero degli studenti: devono essere definiti sistemi di valutazione della didattica e della ricerca;
4) aumento del numero degli anni del corso di laurea che dovrebbe passare da 5 a 6 anni:
5) il contenimento del numero dei corsi di lauree brevi, ridefinendo quelli che potrebbero essere complementari alle nostre attività (infermiere veterinario):
6) la riorganizzazione delle scuole di specializzazione post universitaria, in rapporto alle nuove esigenze professionali e dotando gli studenti di borse di studio;
7) incentivare gli scambi culturali con gli altri paesi.

L’Università deve educare i futuri professionisti a valori imprescindibili quali l’etica e la deontologia ma anche alla dura realtà del mondo del lavoro. Qualità è la parola d’ordine per il futuro: ciò si renderà possibile attraverso una profonda revisione delle metodologie di diffusione del sapere e ancor più del saper fare ,puntando all’eccellenza.
La ricerca in futuro avrà un ruolo sempre più centrale: è auspicabile che ci si orienti verso una ricerca pragmatica che tenga conto delle richieste e delle sollecitazione che provengono da mondo professionale, nell’ottica di una usability quotidiana: oggi è blindata in una riserva indiana e rischia l’estinzione.
Tutto ciò potrà accadere solo se Università e Professione si integreranno in una simbiosi virtuosa, che superi i limiti e le incertezze attuali, con la consapevolezza che saranno uomini a decidere.



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