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home > la rivista online (numero 12/15 dicembre 2007/ anno LXII)

Da via del Tritone

Dopo il nuovo Codice Deontologico cos’altro vuole la FNOVI con il Benessere animale?


In questi ultimi anni tutti si riempiono la bocca e parlano di Benessere Animale. Tutti esperti, convinti assertori e, alcuni, saccenti dell’ultimo minuti… In realtà la generazione degli attuali 40enni non ha avuto una formazione sufficiente sul Benessere Animale e su questo è facile essere d’accordo con il Dr. Giuseppe Diegoli1, infatti nei primi anni ‘90 l’argomento era perlopiù contemplato all’interno della Etologia e questa stessa era materia spesso complementare se non inserita solo nell’insegnamento di Fisiologia.
Difficile immaginare, all’epoca, il veloce e importante sviluppo che ha avuto in questi ultimi anni. Così è stata una piacevole sorpresa sentire l’atto d’umiltà espresso dal dirigente regionale. Un gesto tanto raro, quanto necessario e importante, per affrontare seriamente questo delicato argomento che ora vede coinvolti in modo trasversale i più raffinati ricercatori delle diverse branche delle Scienze Veterinarie: dalla fisiologia alla clinica così come dalla zootecnia all’ispezione.
Di Benessere Animale si è quindi parlato giovedì 8 novembre 2007 all’apertura del Consiglio Nazionale FNOVI che si è tenuto a Roma presso il Centro Congressi “Gli Archi”2.


Al saluto delle Autorità hanno partecipato, tra gli altri, (da sinistra)
l’On. Viola, il Sottosegretario Patta, il Presidente Penocchio e l’On. Martini.

È la prima volta che la FNOVI organizza l’annuale Consiglio Nazionale, non solo per ottenere una formale approvazione dei bilanci da parte dei Presidenti degli Ordini d’Italia, ma per rafforzare e attualizzare un legame diretto con questi e per stimolare il dibattito su particolari argomenti d’interesse.
“Partire dalle parti per arrivare ad un insieme”, questo il sottotitolo del Consiglio Nazionale e questa l’esigenza sentita da molti e ripresa dall’On. Rodolfo Viola3 quando ha riconosciuto il fatto che la FNOVI è l’unica struttura che può creare coesione nella categoria. Presentare proposte uniche e ampiamente condivise da tutta la categoria, del resto, ne faciliterebbe la loro accoglienza da parte del Governo, come ha suggerito anche Giampaolo Patta4. Facile a dirsi, più difficile a farsi, del resto se il buon senso avesse prevalso già da anni avremmo avuto una categoria più unita e forte e magari con qualche risultato in più per tutti: più finanziamenti alla ricerca veterinaria (non più Facoltà, ma più posti di lavoro sulle esistenti) ed al servizio veterinario pubblico (regolarizzazione precari e più controlli) così come maggiori facilitazioni all’attività libero professionale e maggiore visibilità per tutta la categoria. Visibilità! Categorie ben più visibili, già forti di numerose presenze in Parlamento, hanno recentemente sentito il bisogno di pubblicizzare la loro professione e così i quotidiani hanno visto pubblicizzati i servizi di Notai, Farmacisti, Avvocati, Commercialisti e altri. Visibilità appunto.


Al tavolo del Benessere Animale hanno partecipato, tra gli altri, (da sinistra): Pasqualino Santori (Presidente Comitato Bioetico per la Veterinaria), Enrico Loretti (Dirigente ASL Firenze), Gianluca Felicetti (Direttore LAV), Carla Bernasconi (Presidente Ordine Medici Veterinari di Milano), Maria Rosaria Esposito (Vice Questore Aggiunto Forestale), Gaetana Ferri (Direttore Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario, Ministero della Salute), Carla Rocchi (Presidente Nazionale dell’ENPA).


In questo periodo storico se una categoria non è “visibile” da parte dei media e quindi da parte del grande pubblico è dimenticata e diviene perciò facilmente “comprimibile”, “straziabile” e “stravolgibile”. È semplicemente più debole.
Del resto se i veterinari lavorano bene le epidemie non si presentano o durano molto poco e quando non c’è il problema è difficile ricordarsi della loro utilità... La veterinaria è quindi assolutamente fondamentale nel prevenire gravissime epidemie, ma nell’urgenza le si richiede efficienza e poi è presto dimenticata. Nel frattempo però la popolazione è cambiata, il crescente rapporto con gli animali da compagnia ed il loro inserimento quali “componenti del nucleo familiare” ha indotto una notevole sensibilità verso di loro e, per generalizzazione, nei confronti del Benessere Animale in genere. Sembrerebbe quindi che, in assenza di epidemie, il grande pubblico tenda ad identificare il lavoro del veterinario quasi esclusivamente con quello di tutore del Benessere Animale. Questa visione “emotiva” del ruolo del veterinario è tanto superficiale quanto riduttiva e potenzialmente pericolosa. Tuttavia sembra essere verosimile dello stato delle cose.
Un’interpretazione estensiva del concetto di Benessere Animale potrebbe però comprendere anche il prezioso lavoro di prevenzione delle malattie infettive e diffusive. Ecco quindi lo sforzo della FNOVI nell’interessarsi al Benessere Animale, la ricerca di un ruolo tanto delicato quanto professionalmente complesso e, magari, riconosciuto dalla società in modo maggiormente continuativo rispetto a quanto di prezioso deve sempre essere fatto, sembrerebbe per definizione, “dietro le quinte” (Macello, Allevamento, Laboratorio, etc.).
Un settore che, come si diceva in apertura, è fortemente cresciuto in questi ultimi anni e, d’accordo con quanto detto da Gianluca Felicetti5, rappresenta un’industria non meno importante di altre. A questo proposito basti pensare al dato fornito dal Dr. Enrico Loretti secondo cui in Italia ci sarebbero circa 600.000 cani “rinchiusi” nei canili.
Se poi si considera che la Dott.ssa Esposito ha confermato che le rette pagate dagli Enti Pubblici non sono mai inferiori ad euro 1,00/die per ogni animale si raggiunge la bella cifra di 600.000,00 al giorno... e considerando solo le rette dei cani! Ha quindi ben sintetizzato la Dr.ssa Carla Bernasconi6: “sul Benessere Animale, come categoria, ci giochiamo il futuro”.
Un futuro di visibilità, di sinergie politiche (interessante l’apertura di Felicetti a sostenere la riduzione dell’IVA per prestazioni sanitarie), di sensibilità morale ed etica, di possibilità lavorative per nulla facili e quindi altamente professionali nel saper trovare parametri valutativi che siano sia unificati sul territorio nazionale e sia giuridicamente sostenibili. Un futuro in cui, d’accordo con il Dr. Diegoli, le diverse normative regionali potrebbero distorcere il mercato nazionale, anche gravemente.
Un futuro che esige a gran voce un’oramai inderogabile unità “sindacale” di tutte le parti che compongono la categoria... almeno per quanto riguarda l’intelligente e brillante progetto “LeaVet” presentato dal Dr. Carlo Scotti7.
Una sorta di Medicina Veterinaria Convenzionata che potrebbe concretamente ridurre il fenomeno del randagismo assicurando un minimo livello etico d’assistenza veterinaria, tanto per gli animali vaganti, quanto per quelli detenuti dalle categorie sociali più deboli e quindi più vicine all’abbandono. È stato quindi piacevole lasciare la sala avendo constatato che il nostro Ente professionale di riferimento ha avuto il coraggio e la lungimiranza d’iniziare ad affrontare un tema, quale il Benessere Animale, così cruciale per l’immagine della nostra categoria nei confronti del pubblico e però così spinoso, complesso e bisognoso di modestia e d’aggiornamento professionale... anche solo per essere realmente compreso. Uscendo... tardi, stanchi, un piede dopo l’altro, rimbomba nel cuore il pensiero che non si vive di solo pane e che a fare del bene ci si guadagna in salute.
Un amore che da adolescenti ci ha fatto scegliere questa professione e che non deve essere dimenticato poiché rappresenta una vera e profonda fonte di soddisfazione interiore che, come è stato riconosciuto da Carla Rocchi, ha sempre animato il lavoro di tutti i veterinari che, per questo, sono forse anche troppo spesso “sfruttati” dalla Società nelle richieste di prestazioni gratuite, come ricordato da Pasqualino Santori8. Crescendo quindi, con l’avanzare dell’età, esasperati dalle continue richieste, dalle difficoltà amministrative e legali (spesso lontane, limitative o impotenti nei confronti delle infinite ed inimmaginabili circostanze della vita reale), delusi da uno scarso riconoscimento pubblico, dei media e dei politici, si possono dimenticare o anche rinnegare gli entusiasmi giovanili che in molti hanno poi motivato una scelta adolescenziale che, oltre ad essere professionale, era anche una “scelta di vita”, di passione...
Ritrovare questi entusiasmi giovanili è però, certamente, una vitale fonte d’energia e soddisfazione. Per tutti. Pubblici, privati, universitari, militari, etc. Un minimo denominatore comune da non dimenticare e su cui continuare a lavorare. Per la dignità del proprio lavoro, della propria persona e della nostra categoria professionale.
Per non sentire la fatica e continuare a camminare, un piede dopo l’altro, magari lentamente, ma sempre a testa alta, per il Benessere Animale e per ciò che comporta per la Salute fisica, mentale e morale dell’umanità... che è in noi e ci circonda.



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