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home > la rivista online (numero 04/15 aprile 2007/ anno LXII)

Contributi pratici

Un sistema per il Monitoraggio Oncologico nel territorio Collaborazione tra il macello, il servizio veterinario ufficiale e un istituto di ricerca scientifica



di Francesco Cadeddu, Francesco Secchi, Giuseppe Sedda ASL 3 - Nuoro
Irma Rosati, Salvatore Pirino,
Università di Sassari
Antonello Milia, Macello Milia -
Bortigali



Premessa

La macellazione degli animali comprende le azioni integrate del servizio veterinario ufficiale e del titolare del macello ed ha l’obiettivo comune di tutelare la salute pubblica, l’ambiente, il benessere degli animali, nonché quello di contrastare le malattie e le sostanze nocive al consumatore (Regolamenti CE: 178/2002; 852/2004; 853/2004; 854/2004; 882/2004; 183/2005; 2073/2005; 2074/2005; 2075/2005; 2076/2005).
Le funzioni svolte dal veterinario ufficiale all’interno di uno stabilimento di macellazione sono molteplici.
Quelle più rilevanti sono il controllo dell’idoneità degli animali ad essere macellati, l’ispezione delle carni, la ricerca delle malattie infettive, dei residui farmacologici e dei contaminanti ambientali, lo screening della BSE, il monitoraggio della Scrapie ed infine l’audit, cioè la verifica che quanto contenuto nel piano di autocontrollo sia correttamente attuato dal responsabile della struttura.
Le norme igienico-sanitarie attribuiscono al titolare del macello precisi compiti che sono svolti in autocontrollo secondo un piano preordinato e comprendono, tra l’altro, l’identificazione degli animali introdotti al macello, il rispetto delle buone prassi igieniche in tutta la filiera e la rintracciabilità delle carni prodotte.
Detto piano di autocontrollo, che si basa sui principi del sistema HACCP, prevede una serie di procedure implementate nel contesto in cui si svolge l’attività di macellazione e consente al responsabile dell’industria alimentare da un lato di mantenere il processo produttivo in buone condizioni igieniche e dall’altro di rilevare sia eventuali non conformità sia di adottare le appropriate azioni correttive.
Il macello Milia Srl - Bortigali (NU), con riconoscimento comunitario n. 1856 M, utilizza un manuale di autocontrollo che comprende una particolare procedura finalizzata alla rilevazione delle forme tumorali. Essa viene attivata a seguito di una anamnesi specifica raccolta nel periodo ante mortem e/o di reperti anatomo-patologici riscontrati durante la macellazione. La procedura si articola in questo modo:
• anamnesi sulla causa che ha destinato l’animale alla macellazione;
• prelievo e stoccaggio di campioni di sangue per eventuali approfondimenti diagnostici;
• prelievo dell’organo o dell’apparato sede della neoformazione ed accertamenti su eventuali metastasi;
• esame anatomo-patologico e stesura della relazione da parte del servizio veterinario ufficiale;
• documentazione fotografica delle lesioni;
• prelievo ed etichettatura di campioni per accertamenti di laboratorio;
• invio, per via telematica, della documentazione fotografica digitalizzata e della relazione veterinaria all’istituto di ricerca preposto alle analisi di laboratorio;
• riunione del gruppo di studio formato da esponenti del servizio veterinario ufficiale e dell’Ente di ricerca per la discussione del caso;
• valutazione del rischio oncologico sulla base dei risultati;
• archiviazione dei dati mediante apposito data-base.

Applicazione della procedura

Quanto segue descrive l’applicazione della suindicata procedura al caso specifico di una cavalla presentata al suddetto stabilimento di macellazione con una diagnosi clinica di neoformazione ovarica.

Materiale e metodi

In data 17/07/2006, presso lo stabilimento Milia Srl - Bortigali, viene presentata alla macellazione una cavalla AA pluripara di 22 anni con regolare passaporto UNIRE e scortata dal Mod. 4 rilasciato dall’ASL n. 3 - Nuoro. Alla visita clinica pre-macellazione risulta che le condizioni generali sono buone e dalle informazioni raccolte si evince che la fattrice non ha subito alcun trattamento farmacologico nell’ultimo periodo e la sua alimentazione si componeva di essenze pascolative con integrazione di concentrati.
L’anamnesi riporta che la fattrice presentava da alcuni anni problemi di ipofertilità e si trovava in una condizione di anaestro da circa un anno. Il veterinario d’azienda aveva formulato una diagnosi di tumore ovarico in seguito a visita clinica ed accertamenti ecografici. L’ipotesi diagnostica ha attivato la procedura del monitoraggio oncologico descritta in premessa.
Alla visita ispettiva post-mortem viene confermata la neoformazione a carico dell’ovaio dx. Come previsto dal percorso diagnostico, viene prelevato l’intero apparato riproduttore (Fig.1) e inviato all’Istituto di Patologia Generale, Anatomia Patologica e Clinica Ostetrico-Chirurgica della Facoltà di Medicina Veterinaria di Sassari per ulteriori accertamenti. La carcassa e gli altri organi sono destinati al libero consumo essendo esenti da patologie.

Descrizione del tumore

L’esame anatomo-patologico dell’apparato genitale non evidenzia alcuna anormalità a carico di utero e salpingi mentre conferma la presenza di una neoformazione all’ovaio destro (Fig. 1 e 2a). Questo appare aumentato di volume rispetto alla norma (12x7x8 cm), bozzellato per la presenza di numerose

 
     
Fig. 1 - Apparato genitale della cavalla (veduta ventrale) con neoformazione all’ovaio destro   Fig. 2a - Ovaio destro (particolare della precedente).


formazioni con parete relativamente sottile e di consistenza molle- elastica che, al loro interno, lasciano intravedere la presenza di liquido. Alla sezione l’ovaio presenta, in tutta la superficie di taglio, numerose cavità di diverse dimensioni, ripiene di un liquido giallo paglierino (Fig. 2).

 
     
Fig. 2b - Ovaio destro (in sezione).   Fig. 3 - Ovaio sinistro in sezione (aperto a libro


L’ovaio sinistro di dimensioni più piccole (5x4,5x4 cm) ha caratteristiche tipiche di uno stato di inattività funzionale (Fig. 3). L’esame isto-patologico dell’ovaio destro (Figg. 4 e 5) pone in evidenza formazioni cistiche di varie dimensioni ripiene di materiale jalino proteico e/o acquoso.


 
     
Fig. 4 - Sezione istologica dell’ovaio destro con aspetto tipico del Tumore a cellule della granulosa di tipo follicolare (E.E., medio ingrandimento).   Fig. 5 - Sezione istologica dell’ovaio destro (Tricromica di Mallory, medio ingrandimento).


Le cellule neoplastiche, che poggiano su un’esile struttura connettivale, presentano limiti cellulari mal definiti e nucleo eccentrico rotondeggiante od ovalare; in qualche campo si evidenzia la presenza di cellule con evidente ipercromatismo nucleare organizzate a formare delle simil rosette, anche le figure mitotiche sono raramente apprezzabili. La neoplasia, sulla base dei reperti anatomo-patologici e della caratteristica proliferazione cellulare, può essere definita “tumore a cellule della granulosa” di tipo follicolare. L’esame istopatologico effettuato sull’ovaio sede del processo neoplasico ha infine stabilito che si trattava di un tumore chiamato a cellule della granulosa-teca, confermando così l’ipotesi diagnostica formulata già in sede di ispezione.
Tale neoplasia, relativamente frequente nella specie equina, in questa specie ha una frequenza compresa tra il 2,5 e 4,4 % delle neoplasie ed insorge prevalentemente durante la gravidanza o nell’immediato post partum, sia in soggetti primipari che pluripari. Origina dalle cellule dello stroma ovarico ed è costituito prevalentemente da cellule della granulosa, della teca e talvolta da cellule tipo-Sertoli e tipo-Leydig.
Generalmente è monolaterale e ha evoluzione benigna, nonostante alcuni autori abbiano descritto metastasi a carico di organi parenchimatosi e di linfoghiandole.
Dal punto di vista clinico la patologia si manifesta con turbe riproduttive quali estri irregolari, anaestro o virilismo (stallion-like behaviour) essendo, infatti, un tumore ormono-secernente. Nel 90% dei casi la neoplasia produce inibina (subunità a- e bA-) che pare determinare l’inattività dell’altro ovaio per feed-back negativo sulla increzione di FSH; mentre nel 50-60% dei casi, quando la componente tecale è significativa, produce testosterone. La diagnosi in vita viene comunemente effettuata mediante esame ecografico per via transrettale che permette di evidenziare l’aspetto multicistico o a nido d’ape che di solito caratterizza la neoplasia. L’ovariectomia spesso permette il ripristino della fertilità.

Finalità

La funzione di uno stabilimento di macellazione è la produzione di carne da destinare al consumo umano, partendo da animali con determinati requisiti di sanità (clinicamente sani, testati per alcune malattie, residui farmacologici e contaminanti ambientali) e di allevamento (alimentazione, benessere, identificazione). Il macello è anche sede di osservazione epidemiologica del territorio in quanto vi si effettuano prelievi per indagini mirate al monitoraggio di malattie infettive che colpiscono il patrimonio zootecnico (pesti suine, malattia vescicolare dei suini, brucellosi, scrapie, BSE...).
Le turbe cliniche, i reperti anatomo-patologici ed i risultati degli esami di laboratorio rilevati routinariamente in un macello potrebbero costituire, se adeguatamente analizzati, un ulteriore punto di forza nella prevenzione. Tali dati potrebbero costituire una base per indirizzare le ricerche, sia all’analisi delle criticità sanitarie delle aziende da cui provengono gli animali macellati, sia al progresso delle conoscenze scientifiche. In quest’ottica si inquadra il percorso diagnostico esplicitato con il contributo pratico oggetto di questa nota. I dati raccolti, infatti, se rapportati al territorio da cui provengono gli animali, fornirebbero un quadro sulla situazione epidemiologica delle neoplasie nei soggetti di allevamento e consentirebbero di effettuare una valutazione del rischio oncologico, non solamente per tutti gli animali presenti nel territorio, ma anche per l’uomo.

Conclusioni

Il riscontro del tumore a cellule della granulosa-teca non costituisce di per sé un evento eccezionale dal punto di vista scientifico, ma questo nulla toglie al valore epidemiologico della procedura adottata nel piano di autocontrollo. L’obiettivo di detta procedura è quello di individuare, in forma casuale e a costo zero, sia le ricorrenti patologie neoplastiche sia quelle fuori del comune e, conseguentemente ad una mappatura della loro incidenza nel territorio, individuare od ipotizzare collegamenti con la salute dell’uomo. Quest’ultima evenienza è molto importante perché, oltre a costituire un’opportunità scientifica, consentirebbe di effettuare una tempestiva comunicazione del pericolo e di attuare le puntuali azioni di prevenzione nella popolazione a rischio del territorio. Per poter gestire in maniera efficiente ed efficace le informazioni epidemiologiche su esposte bisognerebbe potenziare il sistema informativo dei macelli con la creazione di banche-dati collegate in rete ad un unico server utilizzato da un’équipe di veterinari competenti nella gestione delle emergenze sanitarie ed opportunamente formati nello sviluppo di piani strategici che diventano poi operativi nelle diverse realtà territoriali. La procedura dello screening tumorale inserita nel piano di autocontrollo aziendale include un sistema formato dal responsabile del macello, dal servizio veterinario pubblico e da un istituto di ricerca.
Il metodo potrebbe essere un modello da esportare in altri stabilimenti di macellazione; in ogni caso è essenziale che gli attori del suindicato sistema lavorino in modo continuativo, integrato e coordinato, per essere certi di centrare l’obiettivo.

 
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