Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani
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15 Agosto 2002    anno LVII - N. 8
il sommario


CONTRIBUTI PRATICI


Somatotropina bovina ricombinante: presunzione di nocività o principio di precauzione?
Giuseppe Marino

La Somatotropina Bovina ricombinante (rBST)o (rBGH),è la copia geneticamente modificata della somatotropina (ormone della crescita)naturalmente prodotta dall ’organismo animale.
L ’amministrazione alimentare e farmaceutica (FDA)degli Stati Uniti ne dichiarò la sicurezza e quindi ne permise la commercializzazione nel paese dal 1993 e dal febbraio dell ’anno successivo una nota multinazionale,titolare del prodotto ne iniziò la vendita ai produttori di latte americani.
E ’noto da molti anni che quest ’ormone proteico,allo stato naturale, stimola la produzione lattea nelle bovine e da alcuni anni è possibile produrlo industrialmente con delle tecnologie analoghe a quelle utilizzate per la produzione dell ’insulina umana.
La somministrazione di GH bovino (BGH) fa aumentare la produzione lattea coinvolgendo numerosi processi fisiologici: nella ghiandola mammaria incrementa l ’utilizzo dei nutrienti determinando un aumento nella sintesi del latte, negli altri tessuti altera il metabolismo permettendo così la maggiore disponibilità di questi nutrienti per la sintesi del latte.
Gli effetti fisiologici del GH si manifestano con effetti anabolici (incremento dell ’azoto negli animali in crescita e aumentata sintesi del latte negli animali in lattazione),effetti sul metabolismo dei carboidrati, sugli elettroliti, sul metabolismo dei lipidi e sulla crescita della cartilagine e dell ’osso. Gli effetti “positivi ”sull ’incremento della produzione lattea a seguito di somministrazione per via iniettiva di estratti di ghiandola pituitaria bovina su vacche da latte sono conosciuti sin dai primi anni ’30 ma sia l ’impurità del BGH di derivazione pituitaria,sia la sua scarsa disponibilità, ne hanno precluso l ’uso commerciale fino all ’avvento delle biotecnologie negli anni ‘80.
I processi di ricombinazione genetica hanno permesso la produzione di grandi quantità di BGH puro e hanno suscitato quindi l ’interesse commerciale di numerose aziende farmaceutiche arrivando così alla vendita dell ’rBST ossia la somatotropina bovina ricombinante.
La tecnica di produzione della (rBST) prevede l ’utilizzo del batterio Escherichia coli ceppo industriale K12 (utilizzato anche per la produzione dell ’insulina umana) che opportunamente ingegnerizzato (inserzione del gene BST naturale) viene coltivato in fermentatori su specifici terreni di coltura. Il batterio replica velocemente consentendo così la “produzione ”di notevoli quantità di somatotropina che, dopo l ’uccisione dei batteri, verrà isolata, purificata e infine preparata per l ’uso commerciale.
La rBST viene somministrata per via parenterale mediante impianto sottocutaneo con veicolo ritardo (solitamente nella regione della spalla)o anche per via intramuscolare, seguendo poi le stesse ie metaboliche dell ’ormone della crescita; come la BST originale è di natura proteica e perciò dovrebbe essere metabolizzata dai processi digestivi se somministrata per os.
Nel sito di iniezione si verificano però delle lesioni, nonché residui nel muscolo e nel connettivo sede di inoculo, che possono essere anche causa di infezioni croniche; effetti che non si verificano quando agli animali vengono somministrati prodotti placebo.
Una volta somministrata la rBST determina uno status fisiologico tipico di un animale con un potenziale produttivo latteo più elevato (10%e più).
In quale modo la rBST raggiunga i suoi scopi non è del tutto trasparente, così come non è chiaro se si formino prodotti intermedi ed il loro eventuale indirizzo metabolico. Il miglioramento nella produzione lattea sembra sia dovuto per lo più alla differente ripartizione dei principi nutritivi apportati con la dieta verso la mammella piuttosto che verso le riserve corporee.
La risposta del tessuto mammario alla rBST (mancando recettori del GH sulle cellule mammarie) è la conseguenza dell ’intervento della somatomedina C o IGF-1 (Insulin Growth Factor)prodotta a livello epatico.La rBST stimola la produzione di tale fattore il quale a sua volta fa si che l ’energia ingerita con la razione venga indirizzata in prevalenza per la produzione di latte.Uno studio condotto con la tecnica del BCS (Body Condition Scoring)che valuta lo spessore dello strato di tessuto adiposo cutaneo,condotto dal Dipartimento di Scienze Zootecniche dell ’Università di Padova, riferisce che: “emerge chiaramente come il trattamento con rBST abbia sensibilmente rallentato il recupero di condizione corporea di tutte le vacche trattate e come tale tendenza sia apparsa più accentuata nelle pluripare rispetto alle primipare (…). In conclusione il trattamento di vacche da latte con rBST ha comportato un minor recupero di con-dizione corporea rispetto alle vacche di controllo.
Nell ’arco dell ’intera lattazione, strategie alimentari adeguate, quali l ’incremento della concentrazione energetica e proteica nella dieta, dovranno essere adottate per le vacche trattate con rBST, al fine di garantire condizioni corporee idonee a sostenere una nuova lattazione ”. Gli animali trattati devono trovarsi in bilancio energetico ed azotato positivo altrimenti si avranno delle ripercussioni anche sul contenuto in grasso e proteine del latte; infatti con bilanci negativi si verifica l ’aumento del tenore lipidico e la diminuzione del contenuto proteico del latte.
L ’Unione Europea (UE) ha affidato al suo Comitato Scientifico SCAHAW (Scientific Committee on Animal Health and Animal Welfare) il compito di esprimere un parere relativo all ’uso della rBST nei bovini da latte correlato al benessere animale. Tale comitato prendendo in considerazione i possibili effetti collaterali ha evidenziato:
- una diretta correlazione tra il trattamento con rBST e l ’incremento delle mastiti ;
- un ’aumentata incidenza delle patologie podali nelle bovine trattate a lungo con rBST ;
- la presenza di lesioni,nel sito di iniezione del farmaco ;
- effetti avversi alla riproduzione: la fecondità delle bovine multipare passa dallo 82% al 73% e nelle primipare dal 93% al 63%;
- i vitelli partoriti da bovine trattate presentano maggiori problemi sanitari rispetto ai vitelli nati da madri non trattate;
- si sono inoltre evidenziati modificazioni della temperatura corporea e della funzionalità dell'apparato digerente.
Un altro comitato scientifico dell ’UE, lo SCVPH (Scientific Committee on Veterinary Measures relating to Public Health), ha formulato dei pareri sugli aspetti di sanità pubblica .
Lo SCVPH ha descritto:
- la possibile persistenza di residui del farmaco e/o dei suoi metaboliti sia nel latte sia nelle carni, destinate al consumo umano, degli animali trattati con rBST ;
- il ricorso a farmaci antibatterici,per la cura delle mastiti conseguenti all ’uso della rBST, che aumentano il rischio di presenza dei residui di tali farmaci nel latte e incrementano il rischio di comparsa di farmaco-resistenza batterica;
- che la rBST potrebbe influire sul metabolismo di altri farmaci somministrati agli animali,infatti l ’aumento di IGF- 1 indotto dalla rBST determina un rallentamento della attività del citocromo CYP450 la cui famiglia è deputata allo smaltimento di diversi farmaci nei bovini,aumentando così il livello residuale di questi nel latte e nella carne;
ma soprattutto, come rischio maggiore, ha evidenziato che la rBST deter- mina un aumento notevole della formazione di IGF-1, la cui concentrazione nel latte è fortemente incrementata rispetto agli animali non trattati.
Come più volte messo in evidenza finora,la somministrazione della rBST ha la finalità di far aumentare la produzione lattea delle bovine; tale aumento coincide però con un forte incremento delle IGF-1 nel latte degli animali trattati rispetto ai non trattati, ed è giusto chiedersi per quale motivo si è posta più volte l ’attenzione su tale fattore insulino-simile.
Secondo i ricercatori della stessa compagnia produttrice del prodotto,l ’aumento delle IGF-1 nel latte è pari ad almeno cinque volte; altri autori riferiscono invece che l ’aumento delle IGF-1 è di 10 volte almeno rispetto al latte naturale ed in aggiunta queste IGF-1 sarebbero più potenti rispetto alla forma normale.
Lo SCVPH ha sollevato dei dubbi sulla sicurezza stessa del latte con una maggiore concentrazione delle IGF-1; infatti tali sostanze resistono ai trattamenti termici e alla pastorizzazione, arrivando così in maggior copia nel tratto gastro-intestinale delle persone che consumano latte derivato da mucche trattate.
Il rischio è dovuto al fatto che le IGF-1 bovine sono identiche alle IGF-1 umane e nel lume dell ’epitelio intestinale sono localizzati recettori specifici per tali fattori che,una volta ingeriti con il latte, superano i processi digestivi e vengono assorbiti rendendosi quindi biodisponibili in forma immodificata. Per completezza si riporta che la valutazione scientifica del Comitato per i medicinali veterinari della CEE ritiene invece che le IGF-1 “vengano degradate oppure assorbite a livelli molto bassi e comunque fisiologici.
La Commissione è comunque a conoscenza delle incertezze ancora persistenti sul piano scientifico circa le conseguenze che i residui di IGF-1 presenti nel latte e nei prodotti lattiero-caseari potrebbero avere per la salute umana ”.
L ’assunzione di latte rBGH aumenterebbe quindi i livelli ematici di IGF-1 e sono numerosi gli studi che attestano l ’interferenza delle IGF-1 nelle funzioni endocrine e che associano lo sviluppo di forme tumorali ad un innalzamento dei livelli di IGF-1.
In particolare, uomini con alti livelli ematici di IGF-1 hanno probabilità quattro volte superiori di presentare cancro alla prostata rispetto a uomini con livelli più bassi.
Donne con un aumento ematico relativamente piccolo delle IGF-1 hanno probabilità maggiori (sette volte) di sviluppare cancro al seno nel periodo pre-menopausa.
Elevati livelli di IGF-1 sono considerati importanti fattori di rischio per il cancro del colon.
I pazienti affetti da acromegalia hanno alti livelli ematici di IGF-1: questi pazienti denotano un più elevato tasso di cancro al seno ed al colon.
Le IGF-1 sono potenti stimolanti delle cellule mammarie umane in coltura.La somministrazione di IGF-1 a femmine anziane di primati determina un notevole aumento del volume mammario e della proliferazione tissutale.
Numerosi sono gli studi e le relazioni di colleghi e non che difendendo l ’uso dell ’ormone accusano di oscurantismo scientifico ed “opposizione fideistica ”tutti coloro che osteggiano l ’uso del prodotto. Le motivazioni a sostegno dell ’uso della rBST si basano su tre ragioni secondo le quali essa non danneggia l ’organismo animale, non costituisce alcun rischio per il consumatore, non altera l ’ecosistema. Eppure lo stesso autore riferisce :“a tal proposito è utile sottolineare che come era logico attendersi l ’IGF-1 è fortemente innalzata per effetto della rBST ”. I due Comitati scientifici della CEE, lo SCVPH e lo SCAHAW, hanno espresso nel 1999 delle riserve sulla possibilità di utilizzo della somatotropina bovina ricombinante in Europa ma nonostante il divieto di commercializzazione “due Società ” hanno insistito per ottenere la fissazione dei limiti massimi residuali per le rBST ”.
Tale “insistenza ”è stata premiata : hanno infatti ottenuto che per una sostanza farmacologicamente attiva vietata in Europa esista comunque la sua classificazione negli allegati del Regolamento (CEE)n °2377/90. Quale altro farmaco,ad utilizzo vietato in Europa,ha il suo limite residuale?
Si vuole infine ricordare che già parecchi anni prima della sua autorizzazione al commercio,la FDA aveva espresso parere favorevole alla vendita del latte, prodotto da bovine trattate con l ’ormone,durante la fase di sperimentazione (cinque anni) del farmaco. Normalmente la FDA, su richiesta delle aziende che stanno testando una nuova molecola per uso animale, rilascia un ’autorizzazione per consentire il consumo dei prodotti alimentari derivanti (carne, latte, uova) dagli animali sottoposti alla sperimentazione. Contemporaneamente all ’autorizzazione viene anche specificato il tempo di sospensione del nuovo farmaco. Nel caso della Somatotropina “dato che il latte e la carne provenienti da vacche trattate con questa sostanza sono assolutamente innocue, è stato ordinato un periodo di sospensione -a tempo 0 - per questi alimenti che possono essere consumati senza problemi.”
Dunque alla fine degli anni ’80 negli USA era permesso vendere per uso umano il latte (ma anche la carne) prodotto da bovine trattate con somatotropina, nonostante questa sostanza non fosse ancora stata approvata dalla FDA come prodotto commerciale.
Infatti, in mancanza di qualsiasi conferma,il prodotto era ritenuto innocuo per la salute umana. Come sostiene il Professor Samuel Epstein dell ’Università dell ’Illinois-Chicago,presidente della Cancer Prevention Coalition,che condusse uno studio dettagliato sui pericoli per la salute animale e umana dovuti al latte rBST “con la complicità della FDA,tutta la nazione è stata sottoposta ad un esperimento che ha riguardato l ’alterazione su vasta scala di una delle più antiche e importanti sostanze alimentari, utilizzando a questo scopo un prodotto biotecnologico poco caratterizzato e privo di etichettatura.
In Europa il divieto di commercializzazione pone per il momento spazio tra i consumatori ed il latte rBST ma come riferisce Ballarini “molti dei paesi nei quali il BST è stato autorizzato hanno una zootecnia avanzata, alla quale gran parte degli allevatori italiani fa riferimento ed un altrettanto numero elevato di paesi nei quali la rBST è disponibile sono vicini all ’Italia o con questa hanno stretti rapporti commerciali ”. Ciò significa che probabilmente in Italia si fa già uso del prodotto ed è quindi auspicabile che il sistema veterinario di sorveglianza sia in grado di individuare e riconoscere l ’uso illecito del farmaco.
I mezzi a disposizione del veterinario ispettore sono al momento limitati ed anzi secondo qualcuno sono costosi ed inutili : “qui bisogna ribadire la assoluta e completa mancanza di rischi per il consumatore di latte anche se prodotto da vacche trattate con BST senza autorizzazione ”.
Negli anni della “mucca pazza ” dover fare i conti anche con un latte potenzialmente cancerogeno determinerebbe nei consumatori, oltretutto già gravemente provati, la più totale sfiducia nel sistema sanitario europeo oltre che in quello italiano ma non già per problemi “solo politico-tecnico-commeciali ”ma per i rischi sanitari impliciti legati all ’assunzione del prodotto.
Anche se lo sviluppo e l ’approvazione della rBST negli USA sono stati al centro di scandali e proteste,anche se il latte prodotto con la Somatotropina durante la fase sperimentale era regolarmente in vendita con la benedizione della FDA,anche se l ’etichetta stessa del farmaco avvisa dei gravi danni sia per la salute sia per le rese produttive che potrebbero derivare in seguito alla somministrazione del prodotto (vedi Appendice A)e anche se la commercializzazione del farmaco è stata caratterizzata da pressioni ed intimidazioni, al momento i consumatori statunitensi e non solo quelli hanno il “privilegio ” di bere latte ed ingerire prodotti a base di latte ottenuti da bovine che alcuni colleghi non hanno esitato a definire “dopate ”. Il motivo per cui ci sia necessità di questo prodotto, oltre naturalmente al profitto di alcune multinazionali,è ignoto.Gli animali trattati hanno forti risentimenti sia per quanto riguarda il benessere sia per la loro salute; gli allevatori americani riferiscono che il conto del veterinario è nettamente diminuito dopo l ’eliminazione del prodotto dalle loro aziende. La sicurezza per la salute dell ’uomo è tutta da dimostrare.
Il sistema europeo di attribuzione delle quote latte,invariabilmente superate non soltanto dagli allevatori nostrani, non si capisce in quale modo assorbirebbe un incremento della produzione omogeneo e su vasta scala. L ’aumento stimato di latte nella produzio- ne nazionale statunitense è del 12%ma negli USA,come d ’altronde in Europa “già dagli anni 50 era prodotto più latte di quanto la nazione fosse in grado di consumare ed il surplus era acquistato ogni anno dal governo federale per impedire il crollo dei prezzi.
Nel periodo compreso tra il 1980 e il 1985,il governo americano spese in media 2,1 miliardi di dollari ogni anno per l ’acquisto del latte in eccesso ”.
E ’evidente che l ’utilizzo massiccio di rBST in ogni paese produrrà un aumento significativo nella produzione di latte,questa è la funzione del farmaco, e se la quantità eccedente non sarà comprata dai governi si assisterà ad una drammatica caduta dei prezzi che determinerà la sopravvivenza solo dei grandi allevamenti ad attività intensiva e ad alta tecnologia,sedi elettive per l ’utilizzo del prodotto. Infine questi ” vantaggi tecnologici ” necessi-tano di una perfetta gestione aziendale, di allevatori evoluti in osmosi con i nutrizionisti, dell ’eliminazione delle bovine meno produttive, oltre che delle aziende ancora a gestione familiare. I recenti e per molti versi drammatici avvenimenti (BSE, Afta, Diossina) hanno fortemente screditato i sistemi sanitari di vigilanza e le professionalità in essi impiegate e si spera pertanto che quanto successo serva a far emergere una figura, oltretutto richiesta, che si ponga per competenze e professionalità come “garante ”della sicurezza alimentare dei cittadini, non l ’anello di congiunzione tra produttori e consumatori bensì un tutor imparziale e distante in grado di imporre tempi e modi nei passaggi dalla stalla alla tavola.
Le indicazioni presenti nel “Libro Bianco sulla sicurezza alimentare ”, indicano chiaramente che “la responsabilità primaria di una produzione alimentare sicura è affidata alle industrie, ai produttori ed ai fornitori ”. La produzione sicura non è indice però della qualità dei prodotti finali ed è qui che il Medico Veterinario dovrebbe far valere le proprie ed uniche competenze.

La bibliografia è disponibile presso l ’autore.





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