Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani
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15 Giugno 2001    anno LVI - N. 6
il sommario


CONTRIBUTI PRATICI

Malattie infettive degli equini
di particolare significato economico


Fabio Del Piero
University of Pennsylvania, School of
Veterinary Medicine
Dipartimento di patobiologia e dipartimento
di studi clinici del New Bolton Center

La salute del cavallo è minacciata da numerosi agenti patogeni (virali, batterici, funghi e parassiti) che possono essere fonte di considerevoli perdite economiche.
In questo lavoro s’intende fare una breve analisi degli agenti infettivi più importanti per il cavallo fornendo, oltre ai cenni clinici e quadri patologici caratteristici, anche semplici linee guida di diagnostica e profilassi.
Gli herpesvirus equini (EHV-1, EHV-4), nell’allevamento del cavallo, sono da considerare fra gli agenti eziologici responsabili delle perdite economiche più consistenti, possono provocare aborto, affezioni respiratorie e mieloencefalopatia con paralisi.
Le lesioni patognomoniche sono rilevabili istologicamente (necrosi multifocale con presenza di corpi inclusi virali intranucleari) e sono di comune riscontro tanto nel feto abortito, quanto nel puledro nato morto. Gli organi più frequentemente coinvolti dalle lesioni sono il fegato, il polmone, il timo e gli altri organi linfoidi.
EHV-1 può causare una mieloencefalopatia caratterizzata dalla presenza di focolai multipli di necrosi vasale con infiltrazione linfocitaria perivascolare, trombosi ed associate emorragie ed ischemie nella sostanza bianca del midollo spinale.
I sintomi possono essere depressione, atassia degli arti posteriori che in seguito coinvolge anche gli arti anteriori, decubito e paralisi della vescica urinaria nel 50 % dei casi.
Grazie al suo politropismo, EHV-1 può infettare varie popolazioni cellulari come epiteli, endoteli, macrofagi e cellule dendritiche.
Vista l’importanza delle lesioni e l’entità delle perdite economiche, contro EHV–1 è opportuno impostare un adeguato piano vaccinale. Tutti i soggetti dell’allevamento vanno vaccinati se guendo protocolli differenti secondo il gruppo d’appartenenza. Le fattrici, nel corso della gravidanza, sarebbero da vaccinare a 5, 7, 9 e 11 mesi. Questo piano vaccinale, sembra efficace nella prevenzione degli aborti in forma epizootica, ma non previene gli aborti sporadici. I puledri dovrebbero essere vaccinati nelle prime settimane di vita, a partire dall’ottava settimana con richiami alla dodicesima ed alla sedicesima. Tutti i giovani cavalli presenti in azienda dovrebbero essere sottoposti a vaccinazione periodica semestrale. I nuovi soggetti, inoltre, andrebbero introdotti in allevamento, solo dopo vaccinazione ed isolamento per almeno 2 settimane. Va in ogni caso ammesso che attualmente non esiste alcun vaccino che protegga contro la forma neurologica dell’infezione erpetica. In caso d’infezione in azienda, a tutti i soggetti non vaccinati di recente dovrebbe essere effettuato un richiamo. Per quanto riguarda i soggetti ammalati, la terapia è principalmente sintomatica, anche se, potrebbe essere preso in considerazione l’uso di farmaci virostatici che si sono rivelati utili anche nella terapia dei neonati.
È necessario segnalare una nuova forma, definibile come “polmonare vasculotropica”, che riguarda i soggetti giovani ed in cui EHV-1 causa necrosi vascolare polmonare, responsabile di grave edema polmonare accompagnato da piressia e sintomi respiratori molto gravi. Come si può notare il quadro clinicopatologico ha notevoli analogie a quello d’altre gravi patologie, non solo di natura infettiva come la peste equina, la malattia di hendra da morbillivirus, la forma velogenica d’arterite virale equina, lo shock anafilattico e quello settico endotossico.
L’ arterivirus dell’Arterite Virale Equina (EVA) è largamente diffuso in Europa dove spesso si manifesta provocando sia episodi sporadici di malattia, sia vere e proprie epizoozie. In una popolazione con basso titolo anticorpale verso EVA, il rischio d’aborto e di patologia neonatale è considerevole. Le forme neonatali, sia in corso d’epizoozia, sia in seguito ad infezione sporadica della madre, sembrano essere impedite dall’assunzione degli anticorpi colostrali. I sintomi che si possono osservare nei puledri sono depressione, febbre, edema ventrale, gravi sintomi respiratori con esito fatale spesso rapido. Gli stessi sintomi si possono osservare negli adulti colpiti da ceppi velogenici come ad esempio il ceppo Bucyrus.
Nello stallone infetto che, generalmente, è portatore asintomatico, il virus si moltiplica nelle vescichette seminali ed è costantemente presente nel seme. Le lesioni causate da arterivirus ad alta patogenicità (velogenici) includono polmonite interstiziale seguita da panvasculite e necrosi tubulare renale con nefrite interstiziale linfocitaria. Il feto abortito raramente presenta lesioni e la causa dell’aborto solitamente viene identificata isolando il virus dalla placenta o costatando la sieroconversione nella fattrice.
Le fattrici che sieroconvertono sono da considerarsi immuni e non sembrano fonte di rischio per le altre fattrici, per gli stalloni che le copriranno e nemmeno per la progenie. Negli USA esistono dei protocolli di vaccinazione contro l’EVA, mentre in Italia la profilassi vaccinale non è contemplata. Visto che l’immunità che l’arterivirus equino è in grado di indurre è efficace e di lunga durata, un’adeguada campagna vaccinale contro l’EVA potrebbe risolvere definitivamente i problemi che questa malattia sta inducendo in Italia.
Gli ortomixovirus influenzali sono agenti patogeni respiratori comuni ed inducono febbre, tosse, sintomi respiratori lievi o occasionalmente gravi, certe volte con linfoadenopatia. Interessano specialmente i cavalli giovani soprattutto quando, come spesso accade, vivono in condizioni di notevole affollamento. I virus influenzali hanno un ciclo infettivo breve e colonizzano l’epitelio respiratorio, l’endotelio ed i macrofagi e sono in grado di causare bronco polmonite interstiziale.
Anche se raramente fatali, le affezioni influenzali hanno un grande impatto economico dovuto all’interruzione dell’allenamento, alle difficoltà di gestire un isolamento e, anche se in misura minore, alle spese veterinarie. Inoltre, i cavalli affetti da influenza, oltre ad aver bisogno di lunghi periodi di riposo, anche durante la fase di guarigione, se sottoposti ad eventi stressanti, come il trasporto, sono esposti al rischio di recidive e gravi complicanze batteriche come broncopolmoniti, pleuriti ed empiemi. I cavalli che ritornano in azienda dopo essere stati in condizioni di sovraffollamento, possono essere fonte d’infezione per la restante popolazione equina che quindi andrebbe sottoposta a profilassi vaccinale almeno semestralmente.
Le encefaliti da arbovirus (arthropodborne virus), come intuibile dalla denominazione, sono forme morbose trasmesse da zanzare. Sono malattie sporadiche che solo occasionalmente possono indurre gravi perdite all’allevamento. Le encefalomieliti equine dell’Est (Eastern Equine Encephalitis, EEE), dell’Ovest (Western EE) e Venezuelana (Venezuelan EE) sono le encefalomieliti da arbovirus più frequentemente descritte in Nord America e sono causate da alfavirus il cui serbatoio è rappresentato da alcuni uccelli. Solo recentemente si è destata molta attenzione attorno al flavivirus West Nile (WNV) responsabile della West Nile Fever, soprattutto dopo l’epizoozia del 1998 in Toscana, descritta da Carlo Cantile e collaboratori, e quella nordamericana verificatasi nel 19992000 nella zona di New York, in cui si verificarono anche degli episodi letali in persone anziane. I cavalli colpiti da WNV in Toscana presentarono atassia, paralisi degli arti posteriori e in certi casi paraparesi che progrediva in tetraplegia e decubito nel giro di 29 giorni. Nei casi osservati al New Bolton Center, si vericava una grave compromissione del sensorio, non osservata nei cavalli italiani che presentavano lesioni meno gravi di quelli americani, e prevalentemente spinali. Il WNV causa rombencefalite e mielite con emorragie perivascolari ad anello associate ad infiltrazione neutrofilica e gliosi. Le altre encefalomieliti, (EEE, WEE, VEE), colpiscono anche la sostanza grigia della corteccia cerebrale ed i virus sono presenti in quantità maggiori nei tessuti. L’alfavirus dell’EEE è in grado di localizzarsi anche nel miocardio e nella muscolatura liscia viscerale, dove provoca focolai di necrosi. Il WNV, invece, non sembrerebbe presente in quantità apprezzabile negli organi extraneurali dei cavalli. Mentre sono disponibili vaccini per la protezione contro EEE, WEE e VEE, non esistono ancora vaccini contro il flavivirus West Nile.
La peste equina è una grave malattia sostenuta da orbivirus. Fortunatamente, in molti paesi rimane una malattia esotica, però la relativamente recente epizoozia spagnola è un chiaro segno che quest’orbivirus può venire facilmente introdotto.
Segni clinici e lesioni non sono specifici e possono essere simili a quelli provocati da ceppi velogenici del virus dell’arterite virale equina, dall’infezione vasculotropica da EHV-1, a quelli presenti in corso di shock settico, shock anafilattico e d’insufficienza cardiaca acuta. Le lesioni includono grave edema polmonare e, talvolta, edema del perimisio intorno al legamento nucale. L’esame istologico può evidenziare una vasculopatia con il virus, anche se in modeste quantità, contenuto nel citoplasma di cellule endoteliali e macrofagi.
Il morbillivirus che nel 1995 nel Queensland (Australia) causò episodi letali di polmonite emorragica, sia in un gruppo di cavalli che nel loro allenatore, fortunatamente, nella popolazione equina, non si è più manifestato. Anche questa malattia, come la peste equina, non dà segni clinici specifici e la morte giunge improvvisa. Le lesioni includono polmonite emorragica con formazione di sincizi endoteliali e vasculite sistemica.
Al pari delle infezioni virali, anche quelle batteriche possono rivelarsi una grave problematica per l’allevamento del cavallo.
Le patologie batteriche più comuni sono da ricondurre ad infezioni da Strep tococcus equi var. equi e Rhodococcus equi.Il primo, generalmente è responsabile di linfadenite suppurativa (adenite equina) generalmente a carico dei linfonodi perifaringei, con febbre, anoressia e rinorrea mucopurulenta.
Ogni tanto e’ possibile identificare forme sistemiche.
Questo streptococco non coinvolge necessariamente solo i linfonodi e può essere responsabile di broncopolmonite, endometrite, placentite, aborto, setticemia e osteomielite con ascessi. La maggior parte degli equini contrae un’infezione da S. equi equi che si manifesta con forme non gravi, ma comunque in grado di sviluppare resistenza contro l’infezione stessa. Sono pure disponibili dei vaccini ma, in seguito a vaccinazione, si possono verificare episodi di porpora emorragica (morbo petecchiale maligno).
Il Rhodococcus equi può causare broncopolmonite con formazione d’ascessi, setticemia, enterite, tiflite e colite, linfadenite mesenterica e sistemica ed osteomielite, pure con formazioni ascessuali. I sintomi possono essere assenti, lievi o gravi con morte improvvisa ed includono crescita ritardata e perdita di peso, tosse. Nelle aziende dove la malattia è enzootica, l’infezione da Rh. equi provoca perdite economiche enormi dovute alla perdita dei puledri ed ai costi della prevenzione e delle terapie. Le persone immunodeficienti devono essere informate della presenza dell’infezione e del grave rischio sanitario che correrebbero lavorando o, semplicemente, abitando in queste aziende. La terapia classica contro il Rh. equi comprende eritromicina e rifampicina.
La terapia deve continuare fino a che i valori dell’esame emocromocitometrico, del fibrinogeno e le condizioni cliniche rientrano nella norma.
Se possibile, la polmonite dovrebbe essere risolta e ciò può essere valutato all’esame radiologico. Esiste un gran numero di strategie preventive. Si può diminuire la carica batterica negli ambienti tramite pulizia e disinfezione e l’isolamento dei puledri infetti. E’ importante ricordare che la rapida identificazione dell’infezione è fondamentale. Ciò può essere facilitato dall’uso di test sierologici (AGID e/o ELISA), con il controllo giornaliero della febbre associato ad un esame clinico dettagliato e frequenti esami clinici ed ultrasonografici. L’immunizzazione passiva attraverso la somministrazione di plasma iperimmune per il Rh.
equi, ha dimostrato di essere un efficace tecnica preventiva. Al momento non esiste alcun protocollo di vaccinazione efficace. Le infezioni protozoarie nel cavallo, eccezione fatta per Sarcocytis neuronafalcatula, sono rare. In alcune aziende statunitensi l’infezione da Sarcocytis neurona falcatula può avere un’incidenza maggiore rispetto alla media, verosimilmente a causa della presenza sul territorio di un maggior numero d’ospiti definitivi del parassita (probabilmente l’opossum).
Questi protozoi sono in grado di indurre rombencefalite e focolai multipli di mielite. I sintomi non sono specifici e possono manifestarsi come deficit neurologico asimmetrico. Se la ma lattia non è prontamente riconosciuta e quindi l’approccio terapeutico non è né rapido né intenso, le lesioni, gravi e specifiche, sono costituite da focolai multipli di malacia, emorragie, infiltrazione di granulociti neutrofili, plasmacellule e granulociti eosinofili e dall’occasionale presenza del microrganismo. Al momento non sono disponibili vaccini contro l’infezione da Sarcocystis nel cavallo, come neppure, a parte gli esami patologici, un metodo diagnostico accurato. La terapia può indurre un miglioramento, ma una cura completa non è stata ancora descritta.
Le infezioni micotiche dei cavalli sono rare e generalmente si tratta di casi singoli che possono essere predisposti da fattori immunosoppressivi come la salmonellosi.
L’infezione micotica equina più significativa è la micosi delle tasche gutturali, la cui terapia è principalmente chirurgica. L’incidenza dell’aborto micotico nell’ultimo secolo, grazie alla soluzione chirurgica di Caslick, si è significativamente ridotta, anche se con variabilità estrema nelle varie aziende.
Gli agenti eziologici in grado di indurre aborto e natimortalità negli equini sono molteplici e si possono manifestare di frequente.
Tra i molti bisogna ricordare gli herpesvirus equini EHV1 e EHV4,l’arterivirus equino, Streptococcus equi zooepidemicus, Escherichia coli, Klebsiella spp., Leptospira interogans sierogruppo Pomona sierovariante Kennewicki e Gryppothyphosa, Nocardia spp., e vari miceti.
Da questa breve e sintetica trattazione si può comunque concludere che le malattie infettive degli equini sono universalmente diffuse e frequenti. Il territorio italiano ne è particolarmente coinvolto, ma i tentativi di identificazione rimangono sporadici ed insufficienti. Sicuramente le perdite che derivano pesano notevolmente sul bilancio delle associazioni ippiche.
Dal momento che altri paesi hanno trovato il modo di ridurre queste perdite, non sarebbe difficile ottenere gli stessi risultati positivi anche in Italia con una migliore sorveglianza e scrupolose indagini cliniche, patologiche, virologiche convenzionali e biomolecolari iniziando subito con gli herpesvirus e l’arterite virale equina.





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